Review

 

 

 

 

 

se vedi due rinoceronti… (2017)

Fantasy and surprise are key elements in the new exhibition of paintings and sculptures by FANTINI entitled se vedi due rinoceronti… (if you see two rhinos…). The artist seeks to draw attention in his own way to the plight of the rhino, by helping us re-discover the animal through the innocent eyes of childhood, putting the emphasis on the sheer wonder and joy that the sight of such a creature generates in the observer.

 

Born in Rome in 1960, Roberto Fantini has had a long and varied career in the arts, working as a professional ballet dancer, actor and photographer as well as painter and sculptor. He spent 14 years traveling and living outside Italy, a period that included long sojourns in Asia and in particular Tibet, before returning to Rome in 2000. Fantini’s travels have had a powerful impact on his work, contributing to a primitif quality reminiscent of ancient tribal art.

 

Fantini’s images rely on an elaborate layering technique which is often combined with cloth insertions. His trademark black outlines and simplified areas of color create an authenticity that speaks directly to the viewer and has won him a large following in Italy and abroad.

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Sorpresa, immaginazione e gioco sono gli elementi principali della mostra personale di FANTINI dove, all’interno di ogni opera, un semplice elemento può essere lo spunto per una storia fantastica. In se vedi due rinoceronti…, giovani presenze umane affiancate ad animali e oggetti comunicano in uno stato di sospensione fatto di totale complicità con se stessi e l’altro. L’innocenza e l’attenzione rivolta alle cose diventano così le principali caratteristiche di quel mondo che tutti dovremmo riscoprire.

Nato a Roma nel 1960, Roberto Fantini ha avuto una lunga e svariata carriera nelle arti, lavorando come ballerino professionista, attore, fotografo nonché pittore e scultore. Ha passato 14 anni in viaggio e vivendo fuori dall’Italia, un periodo che ha incluso lunghi soggiorni in Asia e in particolare in Tibet, per poi tornare a Roma nel 2000. I viaggi di Fantini hanno avuto una forte influenza sulle sue opere, contribuendo a dar loro una qualità primitif che ricorda l’antica arte tribale.

Le opere di Fantini, attraverso un’elaborata tecnica a strati composta di tessuti e pittura, accostano con originalità gioco decorativo e gusto minimalista. La sua attenzione per il colore e per le interazioni umane crea un’autenticità che parla direttamente allo spettatore e gli ha fatto guadagnare un largo seguito in Italia e all’estero.

Creata da Michele von Büren, RvB ARTS promuove l’Accessible Art. Scova talenti emergenti e organizza mostre ed eventi con lo scopo di far conoscere l’arte contemporanea in maniera divertente ed informale, rendendola anche ‘abbordabile’ da un punto di vista economico.

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SE VEDI DUE RINOCERONTI…

L’uomo è fatto per essere un giocattolo, strumento di Dio, e ciò è veramente la migliore cosa in lui. Egli deve, dunque, seguendo quella natura e giocando i giochi più belli, vivere la sua vita, proprio all’inverso di come fa ora. (Platone)

Sorpresa, immaginazione e gioco sono gli elementi principali della mostra personale di FANTINI dove, all’interno di ogni opera, un semplice elemento può essere lo spunto per una storia fantastica. In se vedi due rinoceronti…, che è l’estratto del titolo di un opera presente in mostra, giovani presenze umane affiancate ad animali e giovani presenze umane affiancate ad animali e oggetti comunicano in uno stato di sospensione fatto di totale complicità con se stessi e l’altro.

Ai dipinti ad acrilico e olio realizzati su tessuti dai motivi raffinati e stravaganti, si affiancano due sculture di rinoceronti in bronzo in cui la pietra (porfido, granito e sassi di mare) viene incastonata come a presentarne la struttura interna.

Il rinoceronte, animale simbolo di saggezza, solitudine, pazienza e stabilità, per la sua possanza fisica e per la sua antica origine, possiede presso le popolazioni africane e asiatiche qualità totemiche o magiche che lo mettono in rapporto alla forza interiore e alla capacità di aprire la mente ai ricordi.

Così i riferimenti di Fantini vanno, nella loro stilizzazione formale, dalle figure archetipe a quelle della contemporaneità in un continuum circolare di interferenze, richiami e rimandi che vedono come protagonisti bambini e ragazze senza volto che si trovano e si cercano in un gioco fantastico e surreale. Come nel teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco, l’incontro con il Rinoceronte diviene casualmente l’occasione per interrogarsi sull’identità e sull’unicità che caratterizza ognuno di noi.

La circolarità e il cerchio sotto forma di bolle di sapone, di lecca-lecca, del gioco sono altri elementi che troviamo molto spesso nelle sue opere. Il ritorno all’infanzia e all’adolescenza ci fa pensare all’Eterno Fanciullo di cui parlava Jung, qui presente sotto forma di candida sagoma bianca che mantiene celate le sue identità ma che per grazia formale è donna. In un accordo armonico i suoi protagonisti mantengono una duplice natura che oscilla tra sensibilità e ragione, plasticità e pura forma.

Con una caratteristica leggerezza e disciplina tipica della danza, che grande importanza ha avuto nella sua formazione, Fantini dispone attentamente le figure come si trattasse di una coreografia. Dal forte carattere introspettivo e speculativo, le sue giovani presenze interagiscono in modo sincronico e cadenzato mostrandosi in eleganti posture. Ambientati in contesti metafisici, sono raccolte in uno stato di stupore primordiale che non solo si ripete ma si rinnova continuamente nella presenza del doppio o multiplo di se stesso.

A conferire quel senso di casualità, ordine, vertigine e ripetizione interno alle opere interviene il gioco. Questo, oltre ad essere visibile negli oggetti, è rintracciabile nell’alternanza di forme e colori ripetuti in forma di rebus. Attraverso di esso, l’artista ci trasmette quel senso di libertà e spontaneità che nascono proprio da un rapporto armonico e disinteressato verso l’altro. L’innocenza, lo stupore e l’attenzione rivolta alle cose diventano così le principali caratteristiche di quel mondo che tutti dovremmo riscoprire.

Viviana Quattrini


HEAD BOX (2015)

HEAD BOX è dedicata alle ultime opere dell’artista romano FANTINI che, attraverso un’elaborata tecnica a strati composta di tessuti e pittura, accostano con originalità gioco decorativo e gusto minimalista.

Protagonisti sono deliziosi volti di bambini percepiti come pure sagome. Candidi e birichini allo stesso tempo, le sue figure stabiliscono un autentico rapporto di scambio con l’esterno.
Il colore e l’ornamento attentamente calibrati sono elementi irrinunciabili che custodiscono l’innocente purezza del suo mondo immaginario.

L’idea delle figure stilizzate nasce come esigenza primaria dell’artista di apporre la propria firma.
FANTINI in questo caso ironizza sulla mercificazione del suo prodotto peraltro mai seriale. Da qui l’idea di concentrare l’attenzione nelle opere di piccolo formato che, come delle scatole, racchiudono i volti.

Atmosfere silenti custodiscono il segreto di una pittura che conduce attraverso il gioco di forme e colori in mondi sospesi. La purezza dei suoi protagonisti, assorti in delicate questioni, cattura lo spettatore interrompendo la sensazione dell’incessante scorrere del tempo. Le figure astanti oppure in bilico si stagliano su scenari anch’essi indefiniti.
I nostri sensi, attutiti da una innocente e serena mancanza di certezza, colgono lo stesso sbalordimento delle bambine e delle giovani ragazze raffigurate. Queste sotto forma di semplici ed espressive sagome, si scrutano intorno incuriosite. Colti, in una costante scoperta, attraverso piccoli cenni, mostrano le loro perplessità.

Peluche, animali e giochi a cui vengono affiancate queste tenere figure sembrano rappresentare l’unica certezza e, come i volti raffigurati sullo sfondo, talvolta predominano. I colori, accentuati e in contrasto, altre volte giocate sulle stesse tonalità, ci mostrano una realtà alterata e fantastica che ci penetra ma si inserisce allo sguardo con delicatezza.

FANTINI ci fa così entrare attraverso uno stile immediato ed una tecnica elaborata in un mondo, come quello dell’infanzia e dell’adoloscenza, il cui il simbolico predomina sul reale. Il gioco delle proporzioni e degli equilibri, i decori che si inseriscono tra figure apparentemente simili, mostrano la costante rivalutazione e messa in discussione da parte dell’artista dei fatti riguardanti la rappresentazione. Dipinti preparati con gesso, colla di marmo nascono dall’accurata sapienza nell’uso dei materiali e di tecniche acquisite nel corso degli anni. Tessuti sovrapposti e accostati, raffinati broccati, effetti pittorici di craquelé e a volte il cemento, fanno così da sfondo alle eleganti figure dei suoi dipinti donando carattere e gusto materico alla sua incessante ricerca.

Viviana Quattrini

 

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